Appunti di Ferrara/3 Le torri celate

Le tracce delle costruzioni attorno all'attuale Municipio.
Il castello e le vicende dei Torelli-Salinguerra
I misteri sull'arrivo di Federico II di Svevia

Desidero ora spostarmi verso la piazza della Ferrara attuale, ove possiamo trovare la suggestiva e falsa facciata del palazzo del Comune, ricostruita attorno agli anni venti durante l'epoca fascista, compresa la torre nell'angolo di sinistra che di medioevale ha solo l'aspetto.

Da notizie ben precise, questo edificio era presente in Ferrara già verso la seconda metà del XII secolo, ed aveva fattezze totalmente differenti.

Se ci mettiamo in piazzetta Cortevecchia, osservando la facciata del suddetto palazzo su Via Cortevecchia nell'angolo di queste due (piazza e via) notiamo che l'edificio termina e fa un angolo ove si leggono molto bene nell'architettura stessa i tratti cattivi, militari dell'epoca che caratterizzavano la torre che in quell'angolo si ergeva.

Le fattezze sono da immaginare, dato che non esistono, nè disegni nè fotografie.

Un'altra torre, in questo stesso palazzo, era ove oggi si trova quella moderna in angolo con il Corso di Porta Reno, in faccia alla piazza Trento e Trieste.
Attraverso le sale di quell'edificio sono passati tutti i grandi uomini che hanno visto il migliore periodo di Ferrara, l'epoca comunale.

E camminarci in silenzio osservando quei muri, le  fattezze interne del palazzo, immaginando come poteva essere fatto all'epoca e quale gente poteva circolarci, è stupendo.


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Presso la nostra Associazione si sta vagliando l'ipotesi che l'edificio venisse edificato molto prima dell'epoca di cui si hanno già notizie, e che fosse edificato sulla sponda interna della fossa che ad arco seguiva la città da Ovest ad Est seguendo le vie Garibaldi, Mazzini, Saraceno e Via della Concia, Via Contrari, Via Zemola, Via della Paglia, sino a collegarsi con il canale a ferro di cavallo che abbiamo descritto in precedenza e che a quell'epoca probabilmente era ridotto ad uno scorsuro di poco conto.

Questa fossa era detta "Fossa Sablonum"; da lì poi prese il nome la via dei Sabbioni (Via Garibaldi) o "Fossa Civitalis", Fossa della città.
Ma per il momento, gradirei iniziare a discorrere, di alcuni personaggi, tralasciando per alcuni istanti la storia degli edifici.
Dato che ci troviamo in ambito di potere comunale, voglio parlare del "mistero" che si cela in una di questa antiche famiglie, che hanno governato Ferrara, i Torelli, detti poi Salinguerra, anticamente originari del bolognese, ma stabilitisi a Ferrara già nel IX secolo, probabilmente.
Hanno dato cariche importanti nel comune di allora.
Ricordiamo che nei documenti del 1151 compare un Salinguerra I come "rector"; nel 1195, 1199, 1203, sempre Salinguerra era chiamato "potestas", di nuovo nel 1206, 1226-7, sempre come podestà.
Tra questi personaggi della famiglia Torelli, ne notiamo in particolare uno che ha fatto più rumore degli altri nella vicenda ferrarese, Salinguerra II de'Torelli, che con la sua fazione ghibellina si oppose apertamente alla fazione guelfa capeggiata llora dagli Adelardi di Guglielmo, il costruttore della Cattedrale, il templare.
Di questo personaggio per ciò che ha fatto, per la sua vita piena di cariche politiche, per tutte le battaglie che ha intrapreso, è troppo strano che non sia arrivata a noi ne una sua icona ne una descrizione della sua persona oppure una seppur minima traccia del suo passaggio in Ferrara.
E come se non bastasse, da quel poco che si sa, pare che nella zona di Via Fondobanchetto, l'uomo in questione, avesse una residenza fortificata così grande da poter essere definita un castello vero e proprio, con torri e guardie armate alle porte.
Ed è proprio in questa via che sotto gentile permissione dei residenti e da loro accompagnato, ho potuto visitare una parte degli scantinati del quattro-cinquecentesco palazzo, che è sito di fronte all'antichissima chiesa di San Martino, e sulla facciata dalla parte sinistra si delinea un pezzo del fabbricato che fu accostato da un altro edificio.
Quel piccolo pezzo di edificio inglobato dentro agli altri, ora ridotto a scantinato, è di fattezza quadrata con piano di calpestio in terra battuta sotto l'attuale livello stradale di almeno un metro e poco più.
Lo spessore dei muri non può non fare pensare che ad un edificio del XII - XIII secolo di tipo militare.
A questo punto, dato che in base ai miei studi credo di aver ricostruito la probabile forma di quello che fu il castello dei Torelli-Salinguerra, mi chiedo come mai tutto sia sparito dentro questo enorme edificio: ci saranno pur state delle cassepanche, dei candelabri, degli oggetti demarcati con stemmi e fregi riguardanti la famiglia... eppure, nulla a quanto pare è rimasto.
Allora, dato che i morti non parlano, soprattutto quelli di 700 anni fà devo darmi una spiegazione logica assai più grave: pare che nel 1238 l'imperatore Federico II di Svevia si sia trattenuto a Ferrara per una dieta imperiale, cioè un importante ritrovo di personalità politiche, un sit-in dell'epoca.
Sicuramente l'imperatore avrà avuto contatti con le parti principali delle due fazioni politiche cittadine e sapendo ciò che Federico II si portava appresso come corte, deve sicuramente avere destato una certa curiosità nel Salinguerra che già doveva essere in contatto con un certo discorso esoterico, dato che nello stemma di quest'antica famiglia è rappresentato un toro rampante affiancato da una stella a sei punte ebraica, perciò ricollegabile ad una tradizione probabilmente cabalistica.
Per chi non sapesse, il buon Federico di Svevia con sè faceva viaggiare una corte che per l'epoca risultava strana in quanto, essendo nell'Italia meridionale il suo regno, era spesso in contatto con il mondo islamico ed arabo.
Si dice che si portasse appresso delle bestie feroci, degli uccelli esotici, drappeggi orientali, belle donne e svariati studiosi arabi ed italiani fra cui ricordiamo il famoso Fibonacci, matematico insigne dell'epoca, ed altri misteriosi personaggi come astrologi, astronomi, naturalisti e via dicendo.
Insomma, tutto quello che serviva al Torelli per invaghirsi, dato che l'Adelardi era immerso già in un'altra realtà,  quella del mondo templare anch'essa piena di risvolti misteriosi ed occulti.
Il nostro personaggio, potrebbe avere edificato i suoi edifici in base a misure particolari, come il cubito egizio su cui si basano alcune chiese rossettiane ferraresi.
E' comunque dato storico, che il nostro Biagio già da giovine età, fosse dentro ad una corporazione molto potente di muratori.
Cosa molto probabile che si volesse cancellare da Ferrara anche una sola virgola che lo riguardasse, per eliminare una qualche corrente che aveva abbraciato nel suo palazzo di Fondobanchetto.
In effetti, le prime distruzioni vennero eseguite non appena i carissimi estensi entrarono in Ferrara, verso la seconda metà del XIII secolo, periodo che riguardava la caduta della classe nobiliare delle stirpi famigliari comunali.
Con l'arriva della futura famiglia d'Este, il terreno di Ferrara doveva essere "pulito".
Molti stemmi di antiche famiglie medioevali ferraresi, infatti, tuttoggi riportano al loro interno oggetti e simboli che ricordano quelli della massoneria, il che significa che queste famiglie avevano dei contatti particolari con correnti di pensiero occulte.
Tutte le torri che si ergevano lungo e non la Via delle Volte, vennero mozzate, sino a nascondersi fra gli altri edifici, cosicchè non potessero più essere riconosciute e le famiglie o si estinsero o vennero cacciate dalla città: ma tornando al nostro Salinguerra II, esso detenne la leadership per molti anni, sinchè nel 1240 venne catturato con una trappola che gli era stata tesa all'interno di una nave veneta in Po, su cui doveva salire per firmare un trattato di pace con gli Estensi, i quali avevano mobilitato una somma di truppe spaventosa per assediare la città ed espugnarla dal Torelli; non essendovi riusciti ricorsero a questo astuto tranello arrestandolo e portandolo in prigionia a Venezia, dove morì nel Luglio del 1245.