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PostHeaderIcon Ciao Pippo

L'amministrazione di questo portale è vicina alla famiglia dell'amico Pippo recentemente scomparso.

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PostHeaderIcon La Grancontessa

Abbiamo appena terminato di leggere il libro: "LA GRANCONTESSA" di Edgarda Ferri, edito da Il Giornale nella collana Biblioteca Storica e da Mondadori nella collana Le Scie.

Il volume tratta della vita e delle vicende storiche della Grancontessa Matilde di Canossa della stirpe germanica degli Attoni.
 
Matilde, nata a Mantova nel 1046 si trova sin da bambina in una situazione storica molto complessa, il periodo della lotta per le investiture, dove si vedeva l'imperatore Enrico IV suo cugino da una parte e il papa Gregorio VII (al secolo Ildebrando da Soana) dall'altro lato dove il primo voleva eleggere i vescovi personalmente fra i suoi uomini di fiducia, cosa che il papa non poteva permettere.
Matilde e la sua famiglia si trovano in mezzo a questa vicenda avendo al tempo forse la proprietà più vasta in termini di terreni, castelli, centri abitati, pievi, chiese, monasteri, boschi e foreste.
 
I suoi possedimenti andavano dalla lombardia alla Liguria alla Toscana, comprendendo gran parte dell'attuale Emilia Romagna e così possedendo in pratica quasi mezza Italia, dislocando i suoi possedimenti in maniera che chiunque fosse andato a Nord e chiunque a Sud avesse dovuto attraversare per forza le sue proprietà.
 
Matilde si trova quindi ad affiancare il papa, in quanto fervente cattolica e a scontrarsi più volte perciò con suo cugino l'imperatore del Sacro romano Impero Enrico IV fino all'episodio storico in cui Gregorio VII scomunicò l'imperatore e questo scese in Italia a Canossa a fare penitenza nel 1076.
 

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PostHeaderIcon Appunti di Ferrara/4 Le famiglie

 

Ebbero grande influenza nella vita amministrativa dell'epoca comunale di Ferrara.
Le potenti famiglie.
Trentadue nomi che fecero grande la nostra città.

 

Alcune delle loro originarie abitazioni sono ancora oggi in piedi.

 

Torniamo alla topografia della nostra vecchia urbe, di qualche secolo più avanti nel tempo andando a notare alcuni tratti architettonici, che si delineano armoniosamente in uno spazio di circa sette metri per sette, per 40-50 di altezza, all'angolo fra Via delle Volte e Corso Porta Reno.

Li sorge una delle meraviglie della Ferrara antica, che per nostra fortuna ancora oggi possiamo osservare in tutta la sua magnificenza.
La torre dei Leuti, antica famiglia nobiliare di Ferrara, che, come le altre, alla fine del '200, dovette sottomettersi al potere estense e nel secolo successivo la loro torre, adiacente alle loro abitazioni venne donata dalla famiglia d'Este alla chiesa di San Paolo, che fino a qualche anno fa ne fu custode.
E' una delle 32 che il trecentesco Riccobaldo da Ferrara, noto cronista, ci tramandava come tutte esistenti sino all'inizio del XIV secolo.

Trentadue torri con relativa residenza, per trentatrè famiglie, che nell'epoca comunale ebbero molto peso nella vita amministrativa. Le famiglie in ordine alfabetico sono le seguenti:

Adelaridi, Aldigieri o Aldighieri, Ansedei, Avogari o Avogadri o Avvocati, Belliboni, Bocchimpani o Buccimpani, Casotti, Cattanei de' Lusia, Contrari, Costabili, Egidio Dal Forno, Falzagalloni, Fontanesi o Fontana, Gioccoli, Gondoaldi, Gontardi, Guattarelli, Guidoberti, Leodoini o Ledoini, Leuti, Mainardi, Marcoaldi, Misotti, Negri (di Pietro Saina), Pagani, Partenopei, ramberti, Rasuri, Signorelli, Torelli Salinguerra, Trotti, Visdomini.

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PostHeaderIcon Appunti di Ferrara/3 Le torri celate

Le tracce delle costruzioni attorno all'attuale Municipio.
Il castello e le vicende dei Torelli-Salinguerra
I misteri sull'arrivo di Federico II di Svevia

Desidero ora spostarmi verso la piazza della Ferrara attuale, ove possiamo trovare la suggestiva e falsa facciata del palazzo del Comune, ricostruita attorno agli anni venti durante l'epoca fascista, compresa la torre nell'angolo di sinistra che di medioevale ha solo l'aspetto.

Da notizie ben precise, questo edificio era presente in Ferrara già verso la seconda metà del XII secolo, ed aveva fattezze totalmente differenti.

Se ci mettiamo in piazzetta Cortevecchia, osservando la facciata del suddetto palazzo su Via Cortevecchia nell'angolo di queste due (piazza e via) notiamo che l'edificio termina e fa un angolo ove si leggono molto bene nell'architettura stessa i tratti cattivi, militari dell'epoca che caratterizzavano la torre che in quell'angolo si ergeva.

Le fattezze sono da immaginare, dato che non esistono, nè disegni nè fotografie.

Un'altra torre, in questo stesso palazzo, era ove oggi si trova quella moderna in angolo con il Corso di Porta Reno, in faccia alla piazza Trento e Trieste.
Attraverso le sale di quell'edificio sono passati tutti i grandi uomini che hanno visto il migliore periodo di Ferrara, l'epoca comunale.

E camminarci in silenzio osservando quei muri, le  fattezze interne del palazzo, immaginando come poteva essere fatto all'epoca e quale gente poteva circolarci, è stupendo.

 

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PostHeaderIcon Dodici cavalieri armati e sepolti con la testa in giù

Erano Templari? Spariti dopo il ritrovamento.

di Maristella Carbonin <<Il Resto del Carlino>> Mercoledì 23 Marzo 2005

 

La terra e la storia li hanno nascosti alla vista e alla memoria fino a una decina di anni fa.

Quando nella farmacia Sempreviva di piazza Trento Trieste, vennero eseguiti alcuni lavori di restauro che, come spesso accade, restituirono casualmente i segni del passato.
Tracce a volte inaspettate, come confermano dalla farmacia rilanciando una "voce" che da anni circola in città: i lavori di scavo eseguiti nel retro del negozio portarono alla luce i resti ossei di alcuni cavalieri.
Forse dodici.
Riemersero dal tempo davanti agli occhi stupiti di proprietari e dipendenti della farmacia, degli operai del cantiere e, naturalmente, di fronte a chi venne incaricato dalla Sopraintendenza a "sorvegliare" quelle opere.
Dodici cavalieri.
Dire qualcosa di più, stabilire una datazione, una provenienza, è difficile.
Perchè di ciò che la casualità quella volta, restituì si è subito persa traccia, e l'eco di quel tesoro ritrovato ha finito per perdersi in una voce che rimbalza in qua ed in là.
Misteriosa la loro origine, altrettanto misteriosa la successiva destinazione: dopo il ritrovamento non se ne seppe più nulla. Dove sono finiti? Chi li ha portati via? Nelle scorse settimane la curiosità e i dubbi di una nostra lettrice, Paola Lodi, si sono tradotti in uno scritto al Carlino che ha messo in moto una nuova ricerca: <<Non abbiamo mai saputo niente di questo ritrovamento>> rispondono dal Museo archeologico. Eppure il rinvenimento lo ricordano in molti. E qualcuno intervenne.
Rimangono nella mente le immagini di chi, allora, vide riemergere <<le ossa di tanti cavalieri, una dozzina, inumati con le loro armature e con i loro cavalli. Erano sepolti con la testa all'ingiù>>.

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